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Fisica Quantistica: discussione con gerry_one

Last Update: 10/1/2021 8:43 PM
9/1/2021 11:36 AM
 
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Ho creato la sezione per discutere di Fisica Quantistica e, se necessario, esprimere correlazioni con OOBE e simili. Sono un Neuroingegnere e studioso di meccanica quantistica, potrei aiutare in merito.
Ho creato la sezione per gerry_one e per rispondere alle sue domande, quindi vi chiedo di dargli la priorità.
Di che vorresti parlare? Scusa se non ti ho dato la possibilità di parlare in privato tramite mail ma per questioni di privacy preferisco discutere così. Spero capirai😉
9/1/2021 5:26 PM
 
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Re:
NeuroEngineer (os9P210827), 9/1/2021 11:36 AM:

Ho creato la sezione per discutere di Fisica Quantistica e, se necessario, esprimere correlazioni con OOBE e simili. Sono un Neuroingegnere e studioso di meccanica quantistica, potrei aiutare in merito.
Ho creato la sezione per gerry_one e per rispondere alle sue domande, quindi vi chiedo di dargli la priorità.
Di che vorresti parlare? Scusa se non ti ho dato la possibilità di parlare in privato tramite mail ma per questioni di privacy preferisco discutere così. Spero capirai😉




Ciao,
Grazie per aver aperto la sezione, va benissimo discuterne qui.

Premessa:
E' da molto tempo che non frequento questo forum ma ho partecipato spesso e volentieri sulla pagina FB proponendo nuove strade, senza fortuna.

E' da molti anni che non mi occupo di queste cose, però nell'approfondire (per quanto possiblie non avendo basi matematiche), lo studio della fisica quantistica, delle particelle, (in particolare l'esperimento della doppia fenditura e il fenomeno entanglement), mi sono tornate in mente le tante esperienze dove riuscivo (non senza timore) ad attraversare i muri e a volare.
Insomma, non escludo una buona percentuale di suggestione, ma la ripetitività del processo ha un qualche significato attendibile, almeno per me.
Inoltre, una buona percentuale di quelle esperienze si svolgono in luoghi reali del passato. E anche qui vien da pensare che il tempo in quello stato non esiste, come se passato-presente-futuro non esistessero. (In realtà esiste lo spazio-tempo)
In poche parole, dovremmo spogliarci di tutte quelle fantasie religiose, filosofiche che ci hanno propinato fino ad oggi e guardare al fenomeno VA per quanto possibile con gli occhi della scienza, almeno a livello teorico. Che ne pensi?

Ciao per ora,
G









9/2/2021 10:11 AM
 
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Un buon inizio...
-) Prima di iniziare volevo chiederti una precisazione riguardo questa affermazione:
Inoltre, una buona percentuale di quelle esperienze si svolgono in luoghi reali del passato.
Il luogo dove ti trovi realmente e il luogo dove entri nel così detto "mondo astrale" (OOBE) non sempre sono gli stessi? Se ti trovi a letto nel luogo A, hai avuto esperienze di OBE in un altro luogo B?

-) In poche parole, dovremmo spogliarci di tutte quelle fantasie religiose, filosofiche che ci hanno propinato fino ad oggi e guardare al fenomeno VA per quanto possibile con gli occhi della scienza, almeno a livello teorico. Che ne pensi?
Penso che tu abbia profondamente ragione e sono molto contento che la pensi in questo modo.
Quando si vivono esperienze diverse dal normale la prima cosa che può venire in mente a chi non si occupa di scienza è proprio appartenente al mondo religioso/spiritualista/mistico ecc.
La filosofia, anche se in modo diverso da come inteso generalmente, la escludo da questo elenco perché è sempre un modo di pensarla logico. Certo, ci sono filosofi e filosofi.
Tuttavia, ciò che sembra reale quasi mai lo è davvero: proprio per quanto riguarda la meccanica quantistica, ormai sappiamo da decine di anni che il mondo/l'universo in cui viviamo non è come ci appare.
Una sedia non è un oggetto fisico, ma un ammasso di atomi legati in modo particolare tra loro, miliardi e miliardi, ognuno con il suo nucleo e sub-particelle elementari, quali i quark.
Tra l'altro, la sedia in realtà non è neanche un oggetto autonomo rispetto al resto; noi la vediamo separata, ma in realtà è influenzata (e a sua volta influenza) tutto ciò che la circonda: l'aria, il pavimento, noi stessi che la guardiamo e che ci sediamo. E' influenzata dalla gravità della Terra, che a sua volta è influenzata dalla gravità del Sole, che a sua volta è influenzato (insieme all'intero sistema solare) dalla Via Lattea, che a sua volta è influenzata da altre galassie (ammassi e superammassi).
In tutto ciò scorrono due (o meglio quattro) dimensioni: tempo e spazio.
In tutto ciò potrebbero esserci anche le stringhe (o meglio, le "superstringhe"), che con la loro vibrazione creano il Tutto.
Senza dimenticare possibili (anche se improbabili) universi alternativi e il "quantum field".
Insomma, la faccenda è complicata: la realtà non è come ci appare e soprattutto, dato che noi siamo parte di tutto questo e interpretiamo il mondo grazie al cervello (altro ammasso di quark), non possiamo esternarci dal fenomeno.
La scienza studia perciò la realtà per come possiamo viverla, non per come è davvero al suo livello più profondo, perché non può.
Perché ho fatto questa precisazione?
Dato che addirittura la realtà stessa di tutti giorni, quando siamo svegli, potrebbe essere una sorta di illusione, come possiamo arrogarci il diritto di dire che il mondo astrale è SICURAMENTE reale.
Io sono onironauta esperto e viaggiatore astrale principiante, quindi so che i fenomeni accadono davvero.
Ma non c'è nulla di mistico in questo: a molti non farà piacere, ma non c'è nessun influsso di energia positiva o negativa/spirito/angelo o demone/alieno che ci controlla durante l'OBE.
E' un fenomeno, nonostante sia reale così come tutto il resto, dettato dalle regole del nostro cervello (Neuroscienze) e della fisica (Meccanica quantistica).
Posso affermarlo perché io stesso, come altri prima di me, ho formulato una mia teoria che si sta rivelando essere sempre più corretta sul funzionamento dell'OBE: essa coinvolge entrambe le materie.
E attenzione: non impoverisce la qualità e il valore dell'esperienza astrale, ma la rende possibile, reale, scientificamente accettabile e addirittura la ottimizza. La rende molto più bella di quella che è, la realtà supera l'immaginazione e lo spiritualismo nel campo della bellezza e dello stupore, ve lo garantisco.
La mia teoria, se tu vorrai approfondirla, coinvolge soprattutto i seguenti concetti:

-) Struttura del cervello in generale
-) Epifisi o ghiandola pineale, con melatonina e regolazione dell'orologio biologico interno
-) Teoria della coscienza quantistica di Roger Penrose
-) Microtubuli e struttura del Neurone
-) Coclea, sistema uditivo, equilibrio e orientazione nello spazio
-) Entanglement
-) Modello ORCH-OR
-) Meccanica quantistica in generale
-) Onde cerebrali e frequenze
-) Fase REM

Poi, così come succede per la religione, ognuno è libero di credere ciò che vuole: non voglio propinarvi un'idea o una spiegazione scientifica, anche se accurata e certa.
Voglio solo farvi una domanda e aprire uno spunto di riflessione: perché aggrapparsi ad elementi sovrannaturali quando tutto è già spiegato? Perché invece non farsi aiutare dalla scienza in modo di rendere i viaggi astrali più sicuri, più duraturi, più consapevoli, utili e sensati?
La stessa startup di cui faccio parte si propone come obiettivo secondario questo traguardo: ma i progressi li stiamo facendo su basi scientifiche, non spiritualiste.
La meditazione aiuta all'aumento della consapevolezza, questo è certo: ma il COME e il PERCHE' risiede nella fisica/chimica/biologia. Ripeto, la scienza non impoverisce il fenomeno, lo arricchisce.
I progressi dell'umanità (e alcune volte "regressi", vedi bombe atomiche e produzione della armi per esempio) in qualsiasi campo sono stati fatti grazie alla scienza e così continuerà ad avvenire, nel bene e nel male. Il forum su cui state scrivendo voi stessi le vostre esperienze è reso possibile grazie ad essa.
Non ci sono fenomeni sovrannaturali, solo fisici: ma questo non esclude per esempio che ci siano alieni, Dio, viaggi astrali e simili; anzi, lo supporta, ma bisogna cambiare approccio e caratteristiche di ciò che si studia.

Tornando alla teoria in se, la spiegai già tempo fa ad altre persone su altri forum, ma per semplificare lo scrivo in altri termini.
Intanto bisogna spiegare che cosa è la fase REM, nei dettagli:
www.fieldtriptoolbox.org/assets/img/tutorial/sleep/hypnogram-01-768...

Questo è un IPNOGRAMMA, l'asse delle X (orizzontale) indica il tempo che passa durante il sonno, l'asse delle Y (verticale) gli stati del cervello e relativa frequenza. Questo grafico serve per capire e monitorare il funzionamento del cervello durante il sonno (cambia a seconda della fascia d'età e dello stato di salute del paziente).
Sull'asse delle Y (verticale), procedendo dall'alto verso il basso, si incontrano in modo cronologico gli stadi/stati della mente, dal più "attivo/cosciente" (quando si è svegli) al più "inattivo/incosciente" (quando si è in sonno profondo o in coma):
-) WAKE: quando si è svegli, quindi durante il giorno normale;
-) REM: quando si sogna, è importante notare che è il primo stadio più cosciente subito dopo la veglia. Quando il sogno è normale (non lucido e quindi inconsapevole) ci si trova sotto la soglia della VEGLIA/WAKE. Quando il sogno è lucido, ci si trova o in corrispondenza/allineati con la soglia VEGLIA/WAKE, oppure, in alcuni casi, addirittura al di sopra (è una teoria). Ovvero, si pensa che in determinati sogni lucidi, che possono avere diversi gradi di consapevolezza, si può oltrepassare lo stato di veglia del cervello e quindi si diventa ancora più consapevoli e coscienti del normale. Strano, no? In genere si crede che quando si è svegli si è più consapevoli che mai, ma in realtà non è così. Alcune volte si può essere ancora più coscienti (e la coscienza è una cosa tanto tanto difficile da spiegare e tanto tanto potente).
-) DA S1 a S4: Sono gli "Stage", ovvero man mano che si arriva a S4 si cade sempre di più in uno stato di incoscienza e di sonno profondo. Non è possibile fare sogni ed è il lasso di tempo nel quale il corpo si "rigenera" e ricarica le proprie batterie.

Quindi, da svegli si scende di un gradino, poi di un altro, poi di un altro ancora fino a rimanere a S4 (sonno "profondissimo") per un pò di tempo. Poi si risalgono i gradini (diminuisce lo stato di incoscienza e inattività cerebrale) e si sogna (se si dorme normalmente, è impossibile che non si sogni durante la notte! Quando dicono "non sogno mai", in realtà dovrebbero dire "non ricordo mai di aver sognato, ma lo faccio ogni notte o quasi").
A questo punto, a seconda di quanto si dorme, inizia uno processo ad intermittenza, dove si "salgono i gradini della coscienza" e poi si scende, si sale e poi si scende...fino a che non succede qualcosa di improvviso oppure si è saturi del sonno e si torna alla Veglia.

Da notare che il primo (quando ci si addormenta) e l'ultimo (quando ci si risveglia) gradino sono i più ripidi di tutti: per questo è difficile se non impossibile capire quando ci si sta svegliando oppure addormentando. Quando invece lo si capisce, si può incappare in allucinazioni rispettivamente ipnagogiche e ipnopompiche, ovvero impulsi visivi, sonori e tattili inesistenti ma che paiono veri. Si assiste generalmente anche ad una paralisi del sonno, perché il corpo si immobilizza (come dovrebbe fare, si attivano i neurotrasmettitori inibitori che bloccano il corpo), ma la mente rimane sveglia.

Ma dove si trova lo stato dell'OBE in tutto questo? Un ipnogramma non tiene praticamente mai in considerazione lo stato della mente in cui si è in OBE perché lo si considera comunque fase REM o Allucinazione, quindi poco sotto la veglia. Tuttavia, io credo che l'OBE sia, almeno nella frequenza cerebrale e nel funzionamento base, come i sogni lucidi: ovvero si può trovare sotto, sovrapposta o al di sopra della linea dello stato di VEGLIA/WAKE/SVEGLIO, a seconda del grado di consapevolezza che si ottiene.
Quando si entra in OBE dopo la fase Rem/Non Rem (S1 a S4), è molto probabile che ci si trovi sotto o al massimo in corrispondenza della frequenza di quando si è svegli. Quando invece si entra in OBE prima di qualsiasi fase del sonno, tramite meditazione o simile, è probabile che sia uno scendere piano piano di gradini (S0,1 - S0,2.... - S0,9, perché dall'S.1 significa che si sta dormendo) fino a quando non arriva una rapida salita di gradini/ascesa che porta al di sopra della veglia per un pò di tempo. La "safe-zone", zona sicura e naturale in cui la coscienza/cervello deve trovarsi è quella della Veglia, quindi è lì che si tornerà. Ma grazie a meditazioni profonde/OBE(o OOBE), è possibile (per me e altri) oltrepassare la soglia della Veglia e ottenere temporaneamente un potenziale del cervello più elevato e quindi più "faticoso" da gestire e mantenere a livello proprio di energia.

Nel caso dei Sogni Lucidi WILD, come mi è capitato, non si può saltare completamente di netto tutta la fase Non-Rem (S1 a S4), ma velocizzarla. In realtà, potrebbe essere possibile che si scenda solo di un gradino e quindi il grafico sarebbe: WAKE > REM > WAKE (Solo due colonne sull'asse delle Y). Dopotutto, lo stato di coscienza è molto simile.
Vi invio degli ipnogrammi di soggetti malati/anziani e giovani per farvi cogliere le differenze:

lamedicinaestetica.files.wordpress...so-insonnia.jpg

www.researchgate.net/profile/Carlo...un-soggetto.png

//

Mi sono reso conto che il post è diventato abbastanza corposo, la teoria (ormai certezza) in se sul funzionamento dell'OBE la spiegherò la prossima volta se vorrai.
Spoiler: c'è di mezzo la fisica quantistica, la tua non è solo suggestione😉
La spiegazione è più semplice di quanto si possa immaginare.
Spero di essermi spiegato, di non aver frainteso il discorso che vuoi portare avanti e che ti interessi la parte della spiegazione in sè.
Se hai domande o curiosità su questa prima parte fammi sapere, sono a disposizione!
Mi sembri una persona molto sveglia e sono contento di aver iniziato una conversazione, promette molto bene...
Grazie del tuo tempo!
9/2/2021 12:18 PM
 
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Re: Un buon inizio...
NeuroEngineer (os9P210827), 9/2/2021 10:11 AM:

-) Prima di iniziare volevo chiederti una precisazione riguardo questa affermazione:
Inoltre, una buona percentuale di quelle esperienze si svolgono in luoghi reali del passato.
Il luogo dove ti trovi realmente e il luogo dove entri nel così detto "mondo astrale" (OOBE) non sempre sono gli stessi? Se ti trovi a letto nel luogo A, hai avuto esperienze di OBE in un altro luogo B?


R. In quel periodo di attività avevo 3 diverse locazioni, 2 camere nella mia casa, 1 camera in appartamento diverso. Gran parte delle uscite corrispondevano esattamente al luogo dove ero.

Ho letto velocemente il tuo post dove riassumi le varie competenze e teorie; è tanta roba.
E' chiaro che tutti i fenomeni rientrano nel campo della fisica, anche le allucinazioni, ma chiaramente non si può affrontare un argomento così vasto nel suo insieme.
Se anche si riuscisse a spiegare la parte meccanica del fenomeno, (fasi del sonno) probabilmente resterebbe fuori la parte più inquietante, (o forse ne fornirebbe la chiave per comprenderne la profondità).
Parlo di fenomeni abbastanza comuni descritti qui: (https://www.ohga.it/sincronicita-jung-e-lo-studio-sulle-coincidenze/)

- A quali elementi della fisica si potrebbero imputare tali fenomeni, e in quali condizioni.
- La coscienza vigile durante la OBE dove risiede.

Stamattina sono incasinato... a presto.










9/2/2021 12:40 PM
 
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-) Stamattina sono incasinato... a presto.
Tranquillo, rispondi quando puoi/vuoi con calma, non c'è fretta. Poi se nel caso hai letto troppo velocemente il messaggio di prima ti invito a rileggerlo con calma in un altro momento altrimenti non si capirà la parte successiva.
Grazie della risposta alla domanda comunque.😉

-) Entrambe le domande hanno una risposta che si trova nella prossima parte (spiegazione dell'OBE).
"La parte più inquietante/i fenomeni più complessi/profondi e difficilmente spiegabili logicamente" hanno tutti una risposta, sempre nella prossima parte che invierò domani (non ho molto tempo oggi).
Comunque, la sincronicità è dovuta all'entanglement tra coscienza e mondo esterno ed è un fenomeno reale. Ci sentiamo alla prossima per i dettagli!
9/5/2021 11:11 AM
 
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Sono passato solo per informarti che queste giornate sono molto impegnative e quindi non avrò il tempo di mandare quella spiegazione che volevo riformulare con calma.
Quindi scusami, ma comunque il prima possibile (credo domani/dopodomani circa) dovrei riuscire ad inviarla. Spero che tu sia ancora attivo sul forum e interessato,
A dopo!😄
9/6/2021 11:28 AM
 
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Re:
NeuroEngineer (os9P210827), 9/5/2021 11:11 AM:

Sono passato solo per informarti che queste giornate sono molto impegnative e quindi non avrò il tempo di mandare quella spiegazione che volevo riformulare con calma.
Quindi scusami, ma comunque il prima possibile (credo domani/dopodomani circa) dovrei riuscire ad inviarla. Spero che tu sia ancora attivo sul forum e interessato,
A dopo!😄




Ciao,
Credo ci sia stato un fraintendimento. Devi sapere che sono uscito dalla pagina FB di viaggiastrali esclusivamente perché danno risposte; strampalate, ma risposte; quando le risposte non ci sono.
Non c'è ricerca, solo un circolo vizioso.

Tu mi dici che le risposte ci sono, fornisci spiegazioni che in qualche modo hai già confezionato e sezionato.
Dici:"La scienza studia perciò la realtà per come possiamo viverla, non per come è davvero al suo livello più profondo, perché non può".
"Posso affermarlo perché io stesso, come altri prima di me, ho formulato una mia teoria che si sta rivelando essere sempre più corretta sul funzionamento dell'OBE: essa coinvolge entrambe le materie.
E attenzione: non impoverisce la qualità e il valore dell'esperienza astrale, ma la rende possibile, reale, scientificamente accettabile e addirittura la ottimizza. La rende molto più bella di quella che è, la realtà supera l'immaginazione e lo spiritualismo nel campo della bellezza e dello stupore, ve lo garantisco".


Praticamente ti metti al di sopra della scienza, fornisci risposte e le garantisci pure.

Non credo ci siano strumenti meccanici per definire questo fenomeno, e se anche ci fossero, nessun ricercatore ci si tufferebbe a capofitto.

Al momento si può solo discutere su teorie astratte, stilando, esaminando le esperienze e inventare possibili spiegazioni, un mare di spiegazioni (bozzetti), che andrebbero poi eliminati uno ad uno. Non ne uscirà niente ma è questa la strada, farsi domande, non fornire risposte, quelle le forniscono le religioni e le varie sette in giro per il mondo.

Sia chiaro, teorie astratte, ma coinvolgendo elementi concreti come le particelle e forze di cui siamo composti, il principio di non località, etc.
Più che altro un esercizio per ripassare un pò la materia rendendola più stimolante.

Scusa ma mi piace essere diretto.
G

9/6/2021 2:24 PM
 
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-) Scusa ma mi piace essere diretto.
Tranquillo, hai fatto benissimo, sono contento quando le persone dicono ciò che pensano direttamente.
Anzi, lo farò anche io così ci chiariamo😉

-) Hai frainteso quello che ho detto, o forse mi sono spiegato male.
Affermando: "La scienza studia perciò la realtà per come possiamo viverla, non per come è davvero al suo livello più profondo, perché non può" (non è una frase mia ma di molti scienziati, fisici e scrittori), intendo proprio dire che ciò che fornirò non saranno assolutamente risposte certe al fenomeno.
La scienza non può spiegare la realtà così come è, al massimo fornisce spiegazioni utilitaristiche/pratiche/teoriche che valgono solo come punto di partenza, base su cui appoggiare ciò che segue. Facendo un esempio, abbiamo capito come funzionano le leggi della Termodinamica a livello macroscopico e solo grazie a questo abbiamo potuto costruire macchine che sfruttino tali principi: ma la fisica non ha spiegato nella sua complessità l'intero fenomeno della Termodinamica, non sappiamo al 100% come essa funzioni e perché (soprattutto quando la fisica quantistica si è introdotta e si è cercato di applicare il tutto a livello microscopico). Abbiamo scritto, in quanto umanità, libri e libri sulla fisica in ogni campo, ma ciò che sappiamo è solo una goccia nell'oceano.
Non sappiamo ancora risalire alle prime cause primordiali e probabilmente mai ci riusciremo con successo: quello spetta, almeno nel "credere" e non nello "spiegare/verificare", alla religione e simili.
La teoria che ho elaborato, su cui ho ragionato per molto tempo, supportandola con ciò che sicuramente sappiamo al livello scientifico e sulle esperienze pratiche mie e di altri, è appunto una TEORIA, non una certezza. Si sta rivelando essere sempre più corretta, ma non per questo corrisponde al vero.
Ciò di cui sono contento è che, però, su tale teoria è possibile costruire/sviluppare una base solida, da cui partire per comprendere meglio (ma non totalmente) il fenomeno e magari sviluppare addirittura dispositivi che lo sfruttino, oppure per elaborare un metodo manuale per entrare in OBE più facilmente e rendere il viaggio astrale più duraturo/consapevole possibile.
Sono delle ipotesi dal valore pragmatico e basate su dati scientifici, ma NON certezze e spiegazioni veritiere al 100%. Non mi azzarderei mai a dire una cosa del genere su qualsiasi argomento, considerando soprattutto il fatto che stiamo trattando la tematica della fisica quantistica che come saprai è incomprensibile anche per chi la ha formulata.

Inoltre, questa teoria/ipotesi non è stata la prima, ma una di una lunga serie di ipotesi scartate. Quindi è frutto di impegno, non di saccenteria. Una volta formulate una serie di molteplici domande, di cui alcune non hanno ancora una risposta (l'ipotesi è ancora da ottimizzare) ho cercato la strada migliore da seguire, che fornisca una spiegazione sensata ad ognuna di esse, nel modo più semplice/intuitivo possibile e basandomi su conoscenze il più certe possibile, senza inventare altre spiegazioni complesse o immaginarie.
Sono pochi gli scienziati che applicano la ricerca in questo campo, perché molti di essi hanno dei pregiudizi e credono che sia tutto un'invenzione o una pura illusione. Magari quest'ultima strada si rivelerà esatta (anche se non credo che si tratti di sola e semplice illusione/allucinazione come molti sostengono), ma di certo non è un'invenzione. Ho potuto vederlo con i miei occhi e ci sono centinaia di persone, anche all'estero, che raccontano storie troppo specifiche per poter essere frutto di fantasia.

Quindi ciò che cerco di fare è non mettermi al di sopra della scienza bensì seguire il suo tracciato e usarla come archivio di informazioni, non fornire risposte bensì ipotesi verificate e sensate, e l'unica cosa che garantisco non è la sua certezza bensì la sua validità pratica e il suo valore di BASE (che descriva realmente ciò che accade o meno) da cui partire per costruire altro.
Non sono l'unico ad aver azzardato teorie/ipotesi in merito, te ne invio alcune tra le più famose:
rucore.libraries.rutgers.edu/rutgers-lib/33461/PDF/1/play/
-
Near-Death Experiences: In or out of the body?
Susan Blackmore
Published in Skeptical Inquirer 1991, 16, 34-45
What is it like to die? Although most of us fear death to a greater or lesser extent, there are now more and
more people who have "come back" from states close to death and have told stories of usually very
pleasant and even joyful experiences at death’s door.
For many experiencers, their adventures seem unquestionably to provide evidence for life after death,
and the profound effects the experience can have on them is just added confirmation. By contrast, for
many scientists these experiences are just hallucinations produced by the dying brain and of no more
interest than an especially vivid dream.
So which is right? Are near-death experiences (NDEs) the prelude to our life after death or the very last
experience we have before oblivion? I shall argue that neither is quite right: NDEs provide no evidence for
life after death, and we can best understand them by looking at neurochemistry, physiology, and
psychology; but they are much more interesting than any dream. They seem completely real and can
transform people’s lives. Any satisfactory theory has to understand that too—and that leads us to
questions about minds, selves, and the nature of consciousness.
Deathbed Experiences
Toward the end of the last century the physical sciences and the new theory of evolution were making
great progress, but many people felt that science was forcing out the traditional ideas of the spirit and
soul. Spiritualism began to flourish, and people flocked to mediums to get in contact with their dead
friends and relatives "on the other side." Spiritualists claimed, and indeed still claim, to have found proof
of survival.
In 1882, the Society for Psychical Research was founded, and serious research on the phenomena
began; but convincing evidence for survival is still lacking over one hundred years later (Blackmore 1988).
In 1926, a psychical researcher and Fellow of the Royal Society, Sir William Barrett (1926), published a
little book on deathbed visions. The dying apparently saw other worlds before they died and even saw
and spoke to the dead. There were cases of music heard at the time of death and reports of attendants
actually seeing the spirit leave the body.
With modern medical techniques, deathbed visions like these have become far less common. In those
days people died at home with little or no medication and surrounded by their family and friends. Today
most people die in the hospital and all too often alone. Paradoxically it is also improved medicine that has
led to an increase in quite a different kind of report— that of the near-death experience.
Close Brushes with Death
Resuscitation from ever more serious heart failure has provided accounts of extraordinary experiences
(although this is not the only cause of NDEs). These remained largely ignored until about 15 years ago,
when Raymond Moody (1975), an American physician, published his best-selling Life After Life. He had
talked with many people who had "come back from death," and he put together an account of a typical
NDE. In this idealized experience a person hears himself pronounced dead. Then comes a loud buzzing
or ringing noise and a long, dark tunnel. He can see his own body from a distance and watch what is
happening. Soon he meets others and a "being of light" who shows him a playback of events from his life
and helps him to evaluate it. At some point he gets to a barrier and knows that he has to go back. Even
though he feels joy, love, and peace there, he returns to his body and life. Later he tries to tell others; but
they don’t understand, and he soon gives up. Nevertheless the experience deeply affects him, especially
his views about life and death.
2
Many scientists reacted with disbelief. They assumed Moody was at least exaggerating, but he claimed
that no one had noticed the experiences before because the patients were too frightened to talk about
them. The matter was soon settled by further research. One cardiologist had talked to more than 2,000
people over a period of nearly 20 years and claimed that more than half reported Moody-type
experiences (Schoonmaker 1979). In 1982, a Gallup poll found that about 1 in 7 adult Americans had
been close to death and about 1 in 20 had had an NDE. It appeared that Moody, at least in outline, was
right. In my own research I have come across numerous reports like this one, sent to me by a woman
from Cyprus:
An emergency gastrectomy was performed. On the 4th day following that operation I went into shock and
became unconscious for several hours. . . Although thought to be unconscious, I remembered, for years
afterwards, the entire, detailed conversation that passed between the surgeon and anaesthetist
present.... I was lying above my own body, totally free of pain, and looking down at my own self with
compassion for the agony I could see on the face; I was floating peacefully Then . . . I was going
elsewhere, floating towards a dark, but not frightening, curtain-like area.... Then I felt total peace.
Suddenly it all changed—I was slammed back into my body again, very much aware of the agony again.
Within a few years some of the basic questions were being answered. Kenneth Ring (1980), at the
University of Connecticut, surveyed 102 people who had come close to death and found almost 50
percent had had what he called a "core experience." He broke this into five stages: peace, body
separation, entering the darkness (which is like the tunnel), seeing the light, and entering the light. He
found that the later stages were reached by fewer people, which seems to imply that there is an ordered
set of experiences waiting to unfold.
One interesting question is whether NDEs are culture specific. What little research there is suggests that
in other cultures NDEs have basically the same structure, although religious background seems to
influence the way it is interpreted. A few NDEs have even been recorded in children. It is interesting to
note that nowadays children are more likely to see living friends than those who have died, presumably
because their playmates only rarely die of diseases like scarlet fever or smallpox (Morse et al. 1986).
Perhaps more important is whether you have to be nearly dead to have an NDE. The answer is clearly no
(e.g., Morse et al. 1989). Many very similar experiences are recorded of people who have taken certain
drugs, were extremely tired, or, occasionally, were just carrying on their ordinary activities.
I must emphasize that these experiences seem completely real—even more real (whatever that may
mean) than everyday life. The tunnel experience is not like just imagining going along a tunnel. The view
from out of the body seems completely realistic, not like a dream, but as though you really are up there
and looking down. Few people experience such profound emotions and insight again during their
lifetimes. They do not say, "I’ve been hallucinating," "I imagined I went to heaven," or "Can I tell you about
my lovely dream?" They are more likely to say, "I have been out of my body" or "I saw Grandma in
heaven."
Since not everyone who comes close to death has an NDE, it is interesting to ask what sort of people are
more likely to have them. Certainly you don’t need to be mentally unstable. NDEers do not differ from
others in terms of their psychological health or background. Moreover, the NDE does seem to produce
profound and positive personality changes (Ring 1984). After this extraordinary experience people claim
that they are no longer so motivated by greed and material achievement but are more concerned about
other people and their needs. Any theory of the NDE needs to account for this effect.
Explanations of the NDE
Astral Projection and the Next World: Could we have another body that is the vehicle of consciousness
and leaves the physical body at death to go on to another world? This, essentially, is the doctrine of astral
projection. In various forms it is very popular and appears in a great deal of New Age and occult literature.
3
One reason may be that out-of-body experiences (OBEs) are quite common, quite apart from their role in
NDEs. Surveys have shown that anywhere from 8 percent (in Iceland) to as much as 50 percent (in
special groups, such as marijuana users) have had OBEs at some time during their lives. In my own
survey of residents of Bristol I found 12 percent. Typically these people had been resting or lying down
and suddenly felt they had left their bodies, usually for no more than a minute or two (Blackmore 1984).
A survey of more than 50 different cultures showed that almost all of them believe in a spirit or soul that
could leave the body (Shells 1978). So both the OBE and the belief in another body are common, but
what does this mean? Is it just that we cannot bring ourselves to believe that we are nothing more than a
mortal body and that death is the end? Or is there really another body?
You might think that such a theory has no place in science and ought to be ignored. I disagree. The only
ideas that science can do nothing with are the purely metaphysical ones—ideas that have no measurable
consequences and no testable predictions. But if a theory makes predictions, however bizarre, then it can
be tested.
The theory of astral projection is, at least in some forms, testable. In the earliest experiments mediums
claimed they were able to project their astral bodies to distant rooms and see what was happening. They
claimed not to taste bitter aloes on their real tongues, but immediately screwed up their faces in disgust
when the substance was placed on their (invisible) astral tongues. Unfortunately these experiments were
not properly controlled (Blackmore 1982~.
In other experiments, dying people were weighed to try to detect the astral body as it left. Early this
century a weight of about one ounce was claimed, but as the apparatus became more sensitive the
weight dropped, implying that it was not a real effect. More recent experiments have used sophisticated
detectors of ultraviolet and infrared, magnetic flux or field strength, temperature, or weight to try to
capture the astral body of someone having an out-of-body experience. They have even used animals and
human "detectors," but no one has yet succeeded in detecting anything reliably (Morris et al. 1978).
If something really leaves the body in OBEs, then you might expect it to be able to see at a distance, in
other words to have extrasensory perception (ESP). There have been several experiments with
concealed targets. One success was Tart’s subject, who lay on a bed with a five-digit number on a shelf
above it (Tart 1968). During the night she had an OBE and correctly reported the number, but critics
argued that she could have climbed out of the bed to look. Apart from this one, the experiments tend, like
so many in parapsychology, to provide equivocal results and no clear signs of any ESP.
So, this theory has been tested but seems to have failed its tests. If there really were astral bodies I would
have expected us to have found something out about them by now—other than how hard it is to track
them down!
In addition there are major theoretical objections to the idea of astral bodies. If you imagine that the
person has gone to another world, perhaps along some "real" tunnel, then you have to ask what
relationship there is between this world and the other one. If the other world is an extension of the
physical, then it ought to be observable and measurable. The astral body, astral world, and tunnel ought
to be detectable in some way, and we ought to be able to say where exactly the tunnel is going. The fact
that we can’t, leads many people to say the astral world is "on another plane," at a "higher level of
vibration," and the like. But unless you can specify just what these mean the ideas are completely empty,
even though they may sound appealing. Of course we can never prove that astral bodies don’t exist, but
my guess is that they probably don’t and that this theory is not a useful way to understand OBEs.
Birth and the NDE:
Another popular theory makes dying analogous with being born: that the out-of-body experience is
literally just that— reliving the moment when you emerged from your mother’s body. The tunnel is the
4
birth canal and the white light is the light of the world into which you were born. Even the being of light
can be "explained" as an attendant at the birth.
This theory was proposed by Stanislav Grof and Joan Halifax (1977) and popularized by the astronomer
Carl Sagan (1979), but it is pitifully inadequate to explain the NDE. For a start the newborn infant would
not see anything like a tunnel as it was being born. The birth canal is stretched and compressed and the
baby usually forced through it with the top of its head, not with its eyes (which are closed anyway)
pointing forward. Also it does not have the mental skills to recognize the people around, and these
capacities change so much during growing that adults cannot reconstruct what it was like to be an infant.
"Hypnotic regression to past lives" is another popular claim. In fact much research shows that people who
have been hypnotically regressed give the appearance of acting like a baby or a child, but it is no more
than acting. For example, they don’t make drawings like a real five-year-old would do but like an adult
imagines children do. Their vocabulary is too large and in general they overestimate the abilities of
children at any given age. There is no evidence (even if the idea made sense) of their "really" going back
in time.
Of course the most important question is whether this theory could be tested, and to some extent it can.
For example, it predicts that people born by Caesarean section should not have the same tunnel
experiences and OBEs. I conducted a survey of people born normally and those born by Caesarean (190
and 36 people, respectively). Almost exactly equal percentages of both groups had had tunnel
experiences (36 percent) and OBEs (29 percent). I have not compared the type of birth of people coming
close to death, but this would provide further evidence (Blackmore 1982b).
In response to these findings some people have argued that it is not one’s own birth that is relived but the
idea of birth in general. However, this just reduces the theory to complete vacuousness.
Just Hullucinations:
Perhaps we should give up and conclude that all the experiences are "just imagination" or "nothing but
hallucinations." However, this is the weakest theory of all. The experiences must, in some sense, be
hallucinations, but this is not, on its own, any explanation. We have to ask why are they these kinds of
hallucinations? Why tunnels?
Some say the tunnel is a symbolic representation of the gateway to another world. But then why always a
tunnel and not, say, a gate, doorway, or even the great River Styx? Why the light at the end of the tunnel?
And why always above the body, not below it? I have no objection to the theory that the experiences are
hallucinations. I only object to the idea that you can explain them by saying, "They are just hallucinations."
This explains nothing. A viable theory would answer these questions without dismissing the experiences.
That, even if only in tentative form, is what I shall try to provide.
The Physiology of the Tunnel:
Tunnels do not only occur near death. They are also experienced in epilepsy and migraine, when falling
asleep, meditating, or just relaxing, with pressure on both eyeballs, and with certain drugs, such as LSD,
psilocybin, and mescaline. I have experienced them many times myself. It is as though the whole world
becomes a rushing, roaring tunnel and you are flying along it toward a bright light at the end. No doubt
many readers have also been there, for surveys show that about a third of people have—like this terrified
man of 28 who had just had the anesthetic for a circumcision.
I seemed to be hauled at "lightning speed" in a direct line tunnel into outer space; (not a floating sensation
. . .) but like a rocket at a terrific speed. I appeared to have left my body.
In the 1930s, Heinrich Klüver, at the University of Chicago, noted four form constants in hallucinations:
the tunnel, the spiral, the lattice or grating, and the cobweb. Their origin probably lies in the structure of
the visual cortex, the part of the brain that processes visual information. Imagine that the outside world is
5
mapped onto the back of the eye (on the retina), and then again in the cortex. The mathematics of this
mapping (at least to a reasonable approximation) is well known.
Jack Cowan, a neurobiologist at the University of Chicago, has used this mapping to account for the
tunnel (Cowan 1982). Brain activity is normally kept stable by some cells inhibiting others. Disinhibition
(the reduction of this inhibitory activity) produces too much activity in the brain. This can occur near death
(because of lack of oxygen) or with drugs like LSD, which interfere with inhibition. Cowan uses an
analogy with fluid mechanics to argue that disinhibition will induce stripes of activity that move across the
cortex. Using the mapping it can easily be shown that stripes in the cortex would appear like concentric
rings or spirals in the visual world. In other words, if you have stripes in the cortex you will seem to see a
tunnel-like pattern of spirals or rings.
This theory is important in showing how the structure of the brain could produce the same hallucination
for everyone. However, I was dubious about the idea of these moving stripes, and also Cowan’s theory
doesn’t readily explain the bright light at the center. So Tom Troscianko and I, at the University of Bristol,
tried to develop a simpler theory (Blackmore and Troscianko 1989). The most obvious thing about the
representation in the cortex is that there are lots of cells representing the center of the visual field but very
few for the edges. This means that you can see small things very clearly in the center, but if they are out
at the edges you cannot. We took just this simple fact as a starting point and used a computer to simulate
what would happen when you have gradually increasing electrical noise in the visual cortex.
The computer program starts with thinly spread dots of light, mapped in the same way as the cortex, with
more toward the middle and very few at the edges. Gradually the number of dots increases, mimicking
the increasing noise. Now the center begins to look like a white blob and the outer edges gradually get
more and more dots. And so it expands until eventually the whole screen is filled with light. The
appearance is just like a dark speckly tunnel with a white light at the end, and the light grows bigger and
bigger (or nearer and nearer) until it fills the whole screen. (See Figure 1.)
If it seems odd that such a simple picture can give the impression that you are moving, consider two
points. First, it is known that random movements in the periphery of the visual field are more likely to be
interpreted by the brain as outward than inward movements (Georgeson and Harris 1978). Second, the
brain infers our own movement to a great extent from what we see. Therefore, presented with an
apparently growing patch of flickering white light your brain will easily interpret it as yourself moving
forward into a tunnel.
The theory also makes a prediction about NDEs in the blind. If they are blind because of problems in the
eye but have a normal cortex, then they too should see tunnels. But if their blindness stems from a faulty
or damaged cortex, they should not. These predictions have yet to be tested.
According to this kind of theory there is, of course, no real tunnel. Nevertheless there is a real physical
cause of the tunnel experience. It is noise in the visual cortex. This way we can explain the origin of the
tunnel without just dismissing the experiences and without needing to invent other bodies or other worlds.
Out of the body experiences:
Like tunnels, OBEs are not confined to near death. They too can occur when just relaxing and falling
asleep, with meditation, and in epilepsy and migraine. They can also, at least by a few people, be induced
at will. I have been interested in OBEs since I had a long and dramatic experience myself (Blackmore
1982a).
It is important to remember that these experiences seem quite real. People don’t describe them as
dreams or fantasies but as events that actually happened. This is, I presume, why they seek explanations
in terms of other bodies or other worlds.
6
However, we have seen how poorly the astral projection and birth theories cope with OBEs. What we
need is a theory that involves no unmeasurable entities or untestable other worlds but explains why the
experiences happen; and why they seem so real.
I would start by asking why anything seems real. You might think this is obvious—after all, the things we
see out there are real aren’t they? Well no, in a sense they aren’t. As perceiving creatures all we know is
what our senses tell us. And our senses tell us what is "out there" by constructing models of the world
with ourselves in it. The whole of the world "out there" and our own bodies are really constructions of our
minds. Yet we are sure, all the time, that this construction—if you like, this "model of reality"—is "real"
while the other fleeting thoughts we have are unreal. We call the rest of them daydreams, imagination,
fantasies, and so on. Our brains have no trouble distinguishing "reality" from "imagination." But this
distinction is not given. It is one the brain has to make for itself by deciding which of its own models
represents the world "out there." I suggest it does this by comparing all the models it has at any time and
choosing the most stable one as "reality."
This will normally work very well. The model created by the senses is the best and most stable the
system has. It is obviously "reality," while that image I have of the bar I’m going to go to later is unstable
and brief. The choice is easy. By comparison, when you are almost asleep, very frightened, or nearly
dying, the model from the senses will be confused and unstable. If you are under terrible stress or
suffering oxygen deprivation, then the choice won’t be so easy. All the models will be unstable.
So what will happen now? Possibly the tunnel being created by noise in the visual cortex will be the most
stable model and so, according to my supposition, this will seem real. Fantasies and imagery might
become more stable than the sensory model, and so seem real. The system will have lost input control.
What then should a sensible biological system do to get back to normal? I would suggest that it could try
to ask itself—as it were—"Where am I? What is happening?" Even a person under severe stress will have
some memory left. They might recall the accident, or know that they were in hospital for an operation, or
remember the pain of the heart attack. So they will try to reconstruct, from what little they can remember,
what is happening.
Now we know something very interesting about memory models. Often they are constructed in a bird’seye view. That is, the events or scenes are seen as though from above. If you find this strange, try to
remember the last time you went to a pub or the last time you walked along the seashore. Where are
"you" looking from in this recalled scene? If you are looking from above you will see what I mean.
So my explanation of the OBE becomes clear. A memory model in bird’s-eye view has taken over from
the sensory model. It seems perfectly real because it is the best model the system has got at the time.
Indeed, it seems real for just the same reason anything ever seems real.
This theory of the OBE leads to many testable predictions, for example, that people who habitually use
bird’s-eye views should be more likely to have OBEs. Both Harvey Irwin (1986), an Australian
psychologist, and myself (Blackmore 1987) have found that people who dream as though they were
spectators have more OBEs, although there seems to be no difference for the waking use of different
viewpoints. I have also found that people who can more easily switch viewpoints in their imagination are
also more likely to report OBEs.
Of course this theory says that the OBE world is only a memory model. It should only match the real
world when the person has already known about something or can deduce it from available information.
This presents a big challenge for research on near death. Some researchers claim that people near death
can actually see things that they couldn’t possibly have known about. For example, the American
cardiologist Michael Sabom (1982) claims that patients reported the exact behavior of needles on
monitoring apparatus when they had their eyes closed and appeared to be unconscious. Further, he
compared these descriptions with those of people imagining they were being resuscitated and found that
the real patients gave far more accurate and detailed descriptions.
7
There are problems with this comparison. Most important, the people really being resuscitated could
probably feel some of the manipulations being done on them and hear what was going on. Hearing is the
last sense to be lost and, as you will realize if you ever listen to radio plays or news, you can imagine a
very clear visual image when you can only hear something. So the dying person could build up a fairly
accurate picture this way. Of course hearing doesn’t allow you to see the behavior of needles, and so if
Sabom is right I am wrong. We can only await further research to find out.
The Life Review:
The experience of seeing excerpts from your life flash before you is not really as mysterious as it first
seems. It has long been known that stimulation of cells in the temporal lobe of the brain can produce
instant experiences that seem like the reliving of memories. Also, temporal-lobe epilepsy can produce
similar experiences, and such seizures can involve other limbic structures in the brain, such as the
amygdala and hippocampus, which are also associated with memory.
Imagine that the noise in the dying brain stimulates cells like this. The memories will be aroused and,
according to my hypothesis, if they are the most stable model the system has at that time they will seem
real. For the dying person they may well be more stable than the confused and noisy sensory model.
The link between temporal-lobe epilepsy and the NDE has formed the basis of a thorough neurobiological
model of the NDE (Saavedra-Aguilar and Gomez-Jeria 1989). They suggest that the brain stress
consequent on the near-death episode leads to the release of neuropeptides and neurotransmitters (in
particular the endogenous endorphins). These then stimulate the limbic system and other connected
areas. In addition, the effect of the endorphins could account the blissful and other positive emotional
states so often associated with the NDE.
Morse provided evidence that some children deprived of oxygen treated with opiates did not have NDElike hallucinations, and he his colleagues (Morse et al. 1986) have developed a theory based on the role
of the neurotransmitter serotonin, rather than the endorphins. Research on the neurochemistry of the
NDE is just beginning and should provide us with much more detailed understanding of the life review.
Of course there is more to the review than just memories. The person feels as though she or he is judging
these life events, being shown their significance and meaning. But this too, I suggest, is not so very
strange. When the normal world of the senses is gone and memories seem real, our perspective on our
life changes. We can no longer be attached to our plans, hopes, ambitions, and fears, which fade away
and become unimportant, while the past comes to life again. We can only accept it as it is, and there is no
one to judge it but ourselves. This is, I think, why so many NDEers say they faced their past life with
acceptance and equanimity.
Other Worlds:
Now we come to what might seem the most extraordinary parts of the NDE; the worlds beyond the tunnel
and OBE. But I think you can now see that they are not so extraordinary at all. In this state the outside
world is no longer real, and inner worlds are. Whatever we can imagine clearly enough will seem real.
And what will we imagine when we know we are dying? I am sure for many people it is the world they
expect or hope to see. Their minds may turn to people they have known who have died before them or to
the world they hope to enter next. Like the other images we have been considering, these will seem
perfectly real.
Finally, there are those aspects of the NDE that are ineffable—they cannot be put into words. I suspect
that this is because some people take yet another step, a step into nonbeing. I shall try to explain this by
asking another question. What is consciousness? If you say it is a thing, another body, a substance, you
will only get into the kinds of difficulty we got into with OBEs. I prefer to say that consciousness is just
what it is like being a mental model. In other words, all the mental models in any person’s mind are all
conscious, but only one is a model of "me." This is the one that I think of as myself and to which I relate
everything else. It gives a core to my life. It allows me to think that I am a person, something that lives on
8
all the time. It allows me to ignore the fact that "I" change from moment to moment and even disappear
every night in sleep.
Now when the brain comes close to death, this model of self may simply fall apart. Now there is no self. It
is a strange and dramatic experience. For there is no longer an experiencer—yet there is experience.
This state is obviously hard to describe, for the "you" who is trying to describe it cannot imagine not being.
Yet this profound experience leaves its mark. The self never seems quite the same again.
The After Effects:
I think we can now see why an essentially physiological event can change people’s lives so profoundly.
The experience has jolted their usual (and erroneous) view of the relationship between themselves and
the world. We all too easily assume that we are some kind of persistent entity inhabiting a perishable
body. But, as the Buddha taught we have to see through that illusion. The world is only a construction of
an information-processing system, and the self is too. I believe that the NDE gives people a glimpse into
the nature of their own minds that is hard to get any other way. Drugs can produce it temporarily, mystical
experiences can do it for rare people, and long years of practice in meditation or mindfulness can do it.
But the NDE can out of the blue strike anyone and show them what they never knew before, that their
body is only that— a lump of flesh—that they are not so very important after all. And that is a very freeing
and enlightening experience.
And Afterwards?
If my analysis of the NDE is correct, we can extrapolate to the next stage. Lack of oxygen first produces
increased activity through disinhibition, but eventually it all stops. Since it is this activity that produces the
mental models that give rise to consciousness, then all this will cease. There will be no more experience,
no more self, and so that, as far as my constructed self is concerned, is the end.
So, are NDEs in or out of the body? I should say neither, for neither experiences nor selves have any
location. It is finally death that dissolves the illusion that we are a solid self inside a body.
Note
In November 1990 I visited the Netherlands to give two lectures. The first, on parapsychology, was part of
a series organized by the Studium Generale of the University of Utrecht and titled "Science Confronts the
Paranormal." The second was at the Skepsis Conference. Skepsis refers to the very active Dutch
skeptics organization called Stichting Skepsis, which means "skeptical foundation." Cornelis de Jager,
professor emeritus in astronomy, is the Chair. Skepsis was established in 1987 and publishes the journal
Skepter. Stichting Skepsis also publishes conference proceedings and monographs on subjects like
reincarnation, spiritism, and homeopathy. As its purpose is to educate the public, Skepsis received a
starting grant from the government but is now self-supporting, thanks to many generous donations. This
is the lecture I presented at the organization’s 1990 conference, on "Belief in the Paranormal."


//


Non credo ci siano strumenti meccanici per definire questo fenomeno, e se anche ci fossero, nessun ricercatore ci si tufferebbe a capofitto.
Esiste la strumentazione adatta per studiare il fenomeno della coscienza, dell'OBE e simili. Ma ciò non significa che riusciamo a decifrare i dati che ci arrivano dal cervello e dalla sua struttura.
Non ci si getta a capofitto, si raccolgono i dati e da essi si cerca di trarre una conclusione, che poi andrà validata e certificata.
Non a caso vari paesi del mondo hanno avviato un concorso di ricerca che riguarda queste tematiche da 20 milioni di dollari (non li buttano al vento, le basi per iniziare/studiare il fenomeno ci sono):
www.avvenire.it/agora/pagine/una-gara-tra-scienziati-da-20-milioni-per-svelare-i-misteri-della-coscien...

Non hai l'idea di quante ipotesi sono state scartate sia a priori che a posteriori. Ciò su cui si basa la ricerca coinvolge non solo ciò che hai citato (le particelle e forze di cui siamo composti, il principio di non località, etc.) ma molto e molto altro riguardo materie quali:
psicanalisi, biologia, chimica, neuroscienze, ingegneria, meccanica quantistica, fisica, anatomia, ecc.

-) La rende molto più bella di quella che è, la realtà supera l'immaginazione e lo spiritualismo nel campo della bellezza e dello stupore, ve lo garantisco
Questa frase è rivolta a tutte quelle persone che vogliono rimanere aggrappate a sette basate su dati sovrannaturali non verificabili. Ciò che nel mondo ha da sempre mandato avanti il progresso, sin dalla preistoria, sono le invenzioni e la scienza. La realtà scientifica delle cose non è solo verificabile, realistica, sensata e per la maggior parte veritiera (anche se costituisce un granello di sabbia rispetto a ciò che non sappiamo), ma porta a conseguenze ben più belle e "mistiche" di tante sette, religioni e persone che hanno determinate convinzioni sul viaggio astrale.
Ognuno è libero di credere quello che vuole, ma anche la scienza lo è: essa però ha un'arma in più, ovvero una base solida. Le credenze, in quanto tali, non hanno delle basi ma solo un'aspettativa e l'unica cosa che le fa nascere sono esperienze personali che magari hanno tutta un'altra spiegazione logica, seppur siano comunque reali.

Un pò come per la fisica quantistica: non si sa quasi nulla, ma non per questo organizzazioni come il CERN sono campate per aria. Ciò che vogliono fare gli scienziati è avvicinarsi il più possibile alla realtà, anche se sono consapevoli di non poterla mai afferrare. Ma ciò che da il valore alla fisica e alla scienza in generale non è tanto la teoria/traguardo/pseudo-certezza che ne viene fuori, quanto il percorso di ricerca (e le relative conseguenze pratiche/invenzioni concrete) che si attraversa.
Ciò che è importante è il viaggio, che apre nuove strade e sviluppi, non il punto di arrivo deciso alla partenza. Come disse Einstein: Se sapessimo (esattamente) quel che stiamo facendo, non si chiamerebbe ricerca. Colui che segue la folla non andrà mai più lontano della folla. Colui che va da solo sarà più probabile che si troverà in luoghi dove nessuno è mai arrivato.

I viaggiatori astrali cercano di preservare il proprio valore nascosto di esseri umani, chakra ed energia spirituale: anche questo è importante, ma ciò a cui non fanno attenzione è che se denigrano/rigettano la scienza per questo obiettivo, ciò che cercavano di preservare viene da loro stessi distrutto.
Il potenziale nascosto umano (viaggi astrali e spiritualità) uccide il potenziale conosciuto umano (scienza e tecnologia). I due devono essere in sintonia, sopportarsi l'un l'altro, non distruggersi a vicenda.

-) Più che altro un esercizio per ripassare un pò la materia rendendola più stimolante.
Sicuramente è una diretta conseguenza del processo. Non preoccuparti, dato che l'OBE fa strada alla fisica e la fisica fa strada all'OBE, tutti i punti che desideri saranno trattati.
Domani o più tardi ti parlerò del modello ORCH-OR / coscienza quantica di Roger Penrose che ti ho citato tempo fa.
Spero si sia capito adesso dove voglio andare a parare e quale è il mio vero obiettivo.
Ci sentiamo!😃
9/6/2021 6:23 PM
 
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Ciao,
Non conoscevo questa signora, ma essendo lei stessa testimone del fenomeno, parte del fenomeno; come diceva Goedel "...se un sistema formale è logicamente coerente, la sua non contraddittorietà non può essere dimostrata stando all'interno di quel sistema logico". (Da approfondire)

Susan Jane Blackmore (born 29 July 1951) is a British writer, lecturer, sceptic, broadcaster, and a Visiting Professor at the University of Plymouth. Her fields of research include memetics, parapsychology, consciousness, and she is best known for her book The Meme Machine. She has written or contributed to over 40 books and 60 scholarly articles and is a contributor to The Guardian newspaper.
---
Regarding her personal view on a scientific understanding of consciousness, she considers herself to be an illusionist; she believes phenomenal consciousness is an "illusion" and "grand delusion"
---

Adesso non ho tempo, ma cercherò di risponderti appena posso.

A presto,
G

10/1/2021 8:43 PM
 
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@NeuroEngineer ciao sarei molto curioso di sapere la tua teoria?
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